Il futuro del medico veterinario

È importante fotografare il mondo della medicina veterinaria per capire qual è la domanda e l’offerta, ma forse è ancora più importante capire come si sta evolvendo questo mercato.

Focalizzandoci sui pet, possiamo dire che ad oggi in Italia ci sono 60.459.000 di pet (fonte Assalco). Un mercato in netta crescita dove sempre più aziende stanno investendo  in tutti i settori; la medicina veterinaria è uno di questi.

Se anni fa i giovani veterinari aprivano un ambulatorio, da soli o con un amico, oggi questo standard non è più sufficiente o comunque non lo sarà più tra non molto tempo.

Impossibile competere con investitori che aprono cliniche veterinarie h24 e cliniche in centri commerciali, il servizio che riescono ad offrire è di gran lunga superiore a quello che riesce ad offrire il piccolo ambulatorio veterinario.

Ad oggi più dell 80% degli ambulatori veterinari italiani sono composti da uno a tre medici, il resto sono cliniche più o meno grandi. Questo paradigma è destinato a mutare.

La parola d’ordine per il futuro è “condivisione”. Condividere gli ambulatori, condividere pazienti, condividere conoscenze, etc.

Per capire come ci si evolverà basta guardare alla medicina umana, dove c’è il medico di famiglia, lo specialista, strutture specializzate e i centri diagnostici.

L’ambulatorio classico dovrà  o potrà offrire un servizio 12 ore no stop come fanno i medici di base umani, in caso di problemi che non siano influenza, raffreddore, etc, il paziente verrà indirizzato verso uno specialista che a sua volta avrà bisogno di strutture specializzate e centri diagnostici.

Né più né meno di quello che accade in umana. Perché è importante capire questo cambiamento?

Perché il giovane veterinario farà bene a capire dove e come intende lavorare: vuol essere un medico di base? Uno specialista? Occuparsi di diagnostica?

Il giovane veterinario dovrà essere altamente specializzato, non necessariamente nel senso medico del termine, ma nasceranno figure nuove come il manager veterinario, un po’ come l’ingegnere gestionale; nuove figure di contatto tra le aziende e le strutture mediche.

Anche essere un medico veterinario di base prevede la sua specializzazione da un punto di vista medico, ma non solo. Se volessimo fare qualche esempio potremmo dire che il medico veterinario di base deve essere bravo anche ad indirizzare i suoi clienti verso la medicina preventiva, acquisto di assicurazioni, a creare una rete tra specialisti, strutture specialistiche e centri diagnostici, etc.

In questo senso le università farebbero bene a svegliarsi, introducendo corsi di marketing, gestione aziendale, etc.