Attenzione ai Maicol Pirozzi della veterinaria
Negli ultimi mesi sta andando in scena uno spettacolo piuttosto curioso: una sfilata di Maicol Pirozzi - il personaggio satirico che prende in giro i fuffaguru - applicati al mondo veterinario. Solo che qui non fa ridere, o almeno non sempre.
Il copione è semplice: si prende l’Intelligenza Artificiale, la si trasforma in una religione e la si vende come soluzione universale. Problemi gestionali? AI. Problemi economici? AI. Problemi di cuore? AI.
Ora, facciamo un passo indietro.
L’Intelligenza Artificiale non è una novità. Esiste da anni ed è già utilizzata in ambito clinico. È uno strumento estremamente potente, ma resta esattamente questo: uno strumento. Più precisamente, il miglior strumento di automazione oggi disponibile.
E qui sta il primo equivoco. Automazione non significa magia. Anche inviare una fattura elettronica in automatico è automazione. La differenza non è “se” si usa tecnologia, ma “come” la si integra in un sistema che funziona.
Nel frattempo, i Maicol Pirozzi di turno cambiano narrativa a seconda della moda: prima i piani di salute, poi il controllo di gestione, oggi gli “agenti AI” che dovrebbero sostituire tutto, inclusi i software SaaS. Sempre lo stesso schema: semplificazioni estreme, zero profondità operativa, molta sicurezza nelle affermazioni.
Torniamo alla realtà.
L’AI è utile? Sì, molto. Ma solo quando migliora concretamente il lavoro. Deve integrarsi nei flussi operativi, ridurre errori, eliminare attività ripetitive. Deve far risparmiare tempo senza aumentare i costi. In altre parole: deve avere senso economico.
Se il costo supera il beneficio, non è innovazione. È un problema.
C’è poi un aspetto sistematicamente ignorato: il modello economico. I principali fornitori di AI - OpenAI, Anthropic, Alphabet - oggi offrono servizi spesso in perdita o con margini compressi. È difficile immaginare che questa situazione resti invariata. Quando i prezzi saliranno, e saliranno, chi ha costruito processi critici su questi strumenti potrebbe trovarsi in difficoltà.
Per questo serve un approccio diverso.
Smart Vet sta sviluppando un proprio sistema di intelligenza artificiale in collaborazione con un’Università di Medicina Veterinaria. Non per inseguire la moda, ma per costruire qualcosa che abbia fondamenta solide: integrazione reale nei software, conoscenza clinica strutturata, sostenibilità nel tempo. Perché un sistema di intelligenza artificiale senza conoscenza è, semplicemente, vuoto.
L’innovazione non è uno slogan da LinkedIn. È un lavoro serio.
E chi la racconta come una scorciatoia, molto spesso, sta vendendo qualcos’altro.